AILOVINTER

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail


 

Commento del regista

 

Nel momento in cui mi fu proposta la regia di AILOVINTER, pensai di avere a che fare con un soggetto completamente fittizio, frutto dell’immaginazione di uno studente intento a preparare gli esami di maturità ma incapace di rinunciare alla sua passione irrefrenabile per la squadra dell’Inter. Questo studente, che risponde al nome di Matteo Sterbini, diciannovenne affetto da spina bifida, mi si presentò con fare gioso, desideroso di mostrarmi i suoi vessilli nerazzurri e di ostentare una deliziosa autoironia relativa alla propria disagiata condizione fisica. Fin dal primo incontro, venni in contatto con la famiglia, gli amici ed i parenti del protagonista e cominciai a capire che essi facevano parte di un piccolo sistema, un microcosmo indispensabile di affetti grazie ai quali Matteo riesce a proteggersi dal mondo esterno, spesso insensibile di fronte a problematiche come la disabilità e la diversità. Di fronte alla dura realtà dei fatti, Matteo preferisce crearsi una “propria” realtà, un proprio mondo idilliaco del quale non può fare a meno. AILOVINTER, in questo senso, rappresenta proprio quel mondo, costituisce la traduzione in immagini di persone, luoghi ed oggetti dei quali Matteo non può privarsi. Solo durante la lavorazione, sempre più insistentemente, ho avuto la percezione che AILOVINTER non fosse frutto di un’idea fittizia, come avevo immaginato inizialmente; dirigendo il lavoro, mi resi conto che stavo filmando la realtà, una realtà, rassicurante ed amorosa, all’interno della quale Matteo figurava come protagonista principale. Non si trattava quindi di creare, ma di documentare qualcosa che esisteva già: per questo definisco AILOVINTER un documentario narrativo a sfondo sociale, un film che sì racconta vicende immaginate, ma sulla base di situazioni reali, utili per istruire lo spettatore a guardare la disabilità con occhi ben aperti. Come a voler lasciare impresse nella mente della gente le sensazioni di chi, consapevole di essere “diverso”, cerca comunque di vivere come tutte le persone normali: ancorandosi a poche, ma sicure, certezze che possono portare a vedere il futuro con cauto ottimismo.

 

JACOPO FONTANELLA



Un tipo come Matteo non ce lo potevamo fare scappare... Sarà per quella faccia a divo in vacanza, per le batture fulminanti, per la voce da corista di stadio, insomma lo spettacolo è proprio il suo mondo. Così due anni fa abbiamo pensato di coinvolgerlo in un cortometraggio, non soltanto come interprete principale, ma anche come sceneggiatore. Lui ha voluto raccontare la sua vita fra scuola e ricordi d'infanzia, ed è nato "Quel ciclone di Matteo". L'anno successivo, non abbastanza soddisfatti, abbiamo pensato di fargli adattare il romanzo "Febbre a 90" di Nick Hornby, rivisitato molto liberamente in chiave interista, ed è nato il corto "Ailovinter". Il mio compito sarebbe stato quello di insegnare a Matteo il linguaggio cinematografico... Ho finito per imparare io il suo linguaggio, travolgente e irriverente, il linguaggio della vitalità. Penso che guardando questi cortometraggi si riesca a sentire l'entusiasmo, il divertimento, l'affetto che ci abbiamo messo tutti, e spero che siano contagiosi, come la vitalità di Matteo, o (come si fa chiamare dai fans) Johnny Fascino, Professionista.

 

Prof.ssa Cinema Marina Longo

 

SEO by Artio